^Torna su

 

Utenti Online

Abbiamo 20 visitatori e nessun utente online

Ai sensi della legge n.62 del 2001, questo sito non rappresenta una testata giornalistica e non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale. Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensioero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione ( art. 21 Cost.). Le immagini  pubblicate, sono quasi tutte dell'autore, e quindi non di pubblico dominio, altre sono prese da internet e sono pubblicate senza alcun fine di lucro.  In ogni caso, qualora qualcuna di dette immagini, violasse specifici diritti di autore, si prega di comunicarcelo per la relativa rimozione.
 
L'autore

Banners

Diario di un ritrovamento casuale . . .

primi sui motori con e-max

Oggi la tecnologia aiuta molto fotografi ed appassionati a riprendere scene o fotografare angoli che non sarebbe stato possibile qualche tempo fa, i droni, in primis, hanno rivoluzionato il mondo della fotografia e delle riprese. Undici anni fa e precisamente il 23 ottobre 2006, Io e Ruggiero Tamborrino, salimmo sul tetto della chiesa di Sant’Anna per fare delle foto, alla ricerca di nuovi scorci da immortalare. 

la navata centrale della chiesa di Sant'Anna in Carovigno

 

Una volta arrivati sul lastrico solare, abbiamo notato la presenza di alcuni grossi e strani massi. Avvicinandoci, abbiamo scoperto con grande sorpresa che questi massi erano: il primo era un monolite rettangolare di circa 70 cm per lato sul quale era scolpita un’arma araldica e il secondo era un tabernacolo in pietra  alto 40 cm circa. 

ruotato di 90° in senso orario si distingue l'arma araldica

degli Imperiali di Francavilla Fontana

 

Il tabernacolo cinquecentesco ricavato da un monolite in pietra

 

Tornati dall’ Arciprete Don Giovanni Calò, che precedentemente ci aveva autorizzato, lo abbiamo informato e gli abbiamo mostrato alcune foto. Successivamente  vista l’eccezionalità del ritrovamento, per suo tramite, abbiamo informato anche  le autorità ecclesiastiche ed in particolare l’Ufficio Per i Beni Culturali presso la Curia di Brindisi che . L’ Ufficio, valutata l’importanza dei manufatti, per metterli in sicurezza, ci autorizzò  a spostare l’Arma Araldica nel sottocorpo della Chiesa Nuova dove  vi erano in corso i lavori per il restauro dei locali, mentre, il Tabernacolo fu depositato nei locali dell’Archivio della Chiesa di Sant’Anna. Successivamente la Curia con nota prot. n. 147/2007 , del 9/05/2007, dava in custodia al sottoscritto l'arma  araldica allo scopo di assicurarne la conservazione .

All’apparenza il monolite raffigurava L’arma araldica degli Imperiali di Francavilla Fontana, già feudatari di Carovigno dal 1732 al 1782,  mentre dal lato opposto, ruotato di 90°, vi era una scultura incompiuta, danneggiata da un lato e pertanto, probabilmente, abbandonata. 

 

Probabilmente danneggiato e poi abbandonato il retro dello stemma araldico

 

Oggi a distanza di undici anni abbiamo voluto dare un seguito a quella eccezionale scoperta, perche è l’unica traccia originale che abbiamo della presenza della Famiglia degli Imperiali di Francavilla F. nel nostro paese, oltre al fregio presente sul basamento dell’Altare Maggiore della Chiesa di S.Anna .  

Lo stemma degli Imperiali sul basamento dell'altare della chiesa di S.Anna

 

In questi anni, ogni tanto, ci siamo chiesti dove quello stemma araldico potesse aver avuto la sua ubicazione e, vista la vicinanza con un arco cinquecentesco sormontato da una finestra vuota, probabilissima porta d'ingresso del castello, vista la presenza di cardini al suo interno, ci siamo presi la briga di misurare le dimensioni di entrambi. Le misure coincidono e quindi l'ipotesi più affascinante è che lo stemma araldico fosse posizionato proprio sulla sommità di questo arco. Cambiando la proprietà del castello, molto probabilmente fu smontato per ricavarne lo stemma araldico dei nuovi proprietari, la famiglia Dentice, ma fu danneggiato e quindi abbandonato.

L’arco di cui vi parlavo è quello appena adiacente la porta d’ingresso della Chiesa di Sant’Anna

 

Vista dell'arco, probabile porta di ingresso al castello

 

L'arco con applicato lo stemma araldico degli Imperiali

 

Particolare

 

Lo stemma araldico raffigura un'aquila con ali spiegate e queste ultime vi è la  presenza di alcuni fori. Facendo delle ricerche e chiedendo ad alcuni esperti di araldica, ci è stato piegato che in questi fori, normalmente venivano incastonate delle pietre vitree in modo che brillassero quando i raggi del sole le colpiva.  Nello specifico, l’arco in questione, è illuminato dal sole per molte ore durante il giorno, ecco perche l’ipotesi che lo stemma araldico era posizionato in quel punto trova spiegazione.

I fori ben visibili sulle ali dell'aquila

 

Il portale cinquecentesco, con sua la tipica forma Catalano-Durazzesca, inoltre, vista la presenza di cardini in pietra, aveva probabilmente un portone di ingresso rinforzato e composto da legno e ferro. Il portale in pietra presentava un tempo due fori  ai ¾  della sua altezza, di circa 15 x 15  cm, detti fori passanti, ipoteticamente, potrebbero aver avuto due funzioni; la prima meno accreditata è che servissero per fissare dei murali che ospitavano una tettoia in modo da ombreggiare l’ingresso; la seconda, è che servissero per far passare delle catene atte ad azionare un ponte levatoio.

Una foto dell'arco prima dei restauri degli anni '90, da notare i due fori ( oggi chiusi ) ai lati

Illustrazione di un ipotetico ponte levatoio

 

Non dimentichiamo che già nel 1163 esisteva un primo nucleo fortificato del Castello di Carovigno e che poi nei secoli ha avuto varie trasformazioni, assunse la sua forma definitiva nel 1492 quando Ferdinando I D’Aragona  concedette il possesso a Giovan Gaspare de Loffreda che fece costruire la torre a mandorla e fece posizionare il suo stemma sulla punta ( dove esiste ancora oggi ). Quella del ponte levatoio è una ipotesi possibile in quanto, probabilmente, in quel tempo era quello l'ingresso al castello vista la presenza dei cardini sulla parte posteriore dell'arco, cardini che non troviamo su Porta Ostuni e che sono invece ben visibili su Porta Brindisi, inoltre due contrafforti frontali all'arco, darebbero l'idea che quella struttura , un tempo, fosse più alta.

I cardini in pietra

 

Un ottimo modo di preservare la storia, sarebbe quello di posizionare lo stemma araldico su un piedistallo all'interno del castello, con tanto di didascalia che ne spieghi la storia, affinche il pubblico lo possa ammirare.

 

Carlucci A. Antonio

Tamborrino Ruggiero

primi sui motori con e-max
Copyright © NOVEMBRE - 2017. Carovigno.com  Tutti i diritti risevati.