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Il grande e storico Parco di Carovigno.

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Nel 1918 i Conti Dentice di Frasso ed in particolar modo la Contessa Elisabetta Schlippenbach moglie di Alfredo, vollero arricchire il restaurato Castello di Carovigno con un ampio  parco. L'idea era quella di creare un luogo nel quale poter  fare lunghe passeggiate immersi nel verde e  lungo viali punteggiati da punti di ristoro , percorsi percorribili anche con calessi . La Contessa  affidò la sua realizzazione  al signor Francesco Ingrosso, leccese,  suo giardiniere di fiducia, che trasferitosi a Carovigno si accinse a realizzare questo incantevole parco.

Il parco voluto dalla Contessa Elisabetta  nacque da una sua idea ispirata da un altro parco, ancora esistente, che fa da cornice al Castello di Miramare a Trieste ( Elisabetta Schlippenbach, prima di trasferirsi a Carovigno nel 1920, aveva la residenza a Villa Opicina fraz. di Trieste).

Francesco Ingrosso

 

In origine aveva una estensione superiore a 20 ettari, una lunghezza di 700 metri  e 300 di larghezza, l'orto botanico, previsto al suo interno, prevedeva la piantumazione di piante di vario genere compresi i gelsi che, vista l'imminente nascita della Scuola di Tessitura, avrebbe prodotto anche della pregiata seta.

Il Grande Parco  in una veduta aerea  (2017)

 

I confini ipotetici del Grande Parco all'origine

 

Iniziava dai piedi del Castello e scendeva lungo il fianco del colle di Carovigno con un dislivello di circa 30 metri inoltrandosi nelle contrade “luSpicchiulinu”, “Catanzani” e “Specchia” e il collegamento tra il Castello e il Parco, essendo divisi da via Regina Margherita, fu realizzato con la costruzione di un passaggio sotterraneo tutt’ora esistente.

 

Ingrosso studiò la disposizione di piante e fiori con giochi di simmetrie  che si accostavano molto alle varie Regge europee come Caserta, Versailles e Schönbrunn, vi realizzò un campo da tennis, posizionò fontane e disegnò prati fioriti che con un gioco di colori riproducevano il grande stemma dei Dentice di Frasso.

 

Il progetto prevedeva la realizzazione di un lungo e diritto viale delimitato da cipressi ed agavi che dividesse  in due il parco con al centro un punto di ristoro circolare con sedili, successivamente fu usualmente chiamato “la rotonda” , e due aree laterali di forma triangolare e di ampiezza tale da coprire l’intera visuale guardando dalla sala del castello corrispondente alla direttiva del viale stesso.  Questo viale fu poi denominato Viale Marconi in onore dello scienziato durante la sua permanenza nel castello come ospite dei Conti Dentice  il 4 gennaio 1934 .

 

Nel tempo il parco è stato notevolmente ridimensionato, complice il cemento. La realizzazione di strade, di scuole  e le varie lottizzazioni dell'ultimo secolo hanno ridotto il polmone di Carovigno a poco più di 7 ettari di estensione, in pratica ne è rimasto solo 1/3 ( le attuali vie Aldo Moro, Pasteur, Fleming, A.Volta, G.Bosco, E.Jenner, N.Copernico e P.zza G.XXIII probabilmente erano un tempo parte del parco di Carovigno, quella con prevalenza di alberi di ulivo).

 

 

Il suo nome ha subito molte mutazioni. All’inizio era semplicemente il “Parco Dentice di Frasso” ( 1925) con il suo viale principale denominato viale Guglielmo Marconi (1934). Successivamente, con la sua vendita,fu diviso in due parti e una di queste,passando tra i beni demaniali della Provincia di Brindisi,preseil nome di“Parco Provinciale” ( la parte alla destra di via S.Sabina  percorrendola in direzione del cimitero ). Nel tempo, molti hanno denominato erroneamente  “Villa del Conte” la parte inferiore  e “Villa della Contessa” quella superiore, quella più vicina al Castello, che di recente  è stata denominata “Parco Salvatore Morelli”dall’architetto Ilaria Pecoraro (“Carovigno Itinerari naturalistici e di storia dell'arte” -  ed. G.Selvaggi 2005). Per ultimo, il Gruppo di Atletica di Carovigno, che ha la sede all’interno dell’ex Parco Provinciale, ha voluto dare il nome di “Parco delle Colonne” a questa parte del parco, con tanto di logo,spiegando che questa denominazione è stata data pensando alla presenza  in antichità di colonne che erano posizionate agli ingressi della stessa e per la massiccia presenza di cipressi che vengono visti come Colonne della Vita.

L'ingresso del Parco con la ludoteca comunale sullo sfondo

 

In realtà di colonne ve ne sono ben poche ma l’idea di dare una precisa e definitiva identità a questa parte del Parco aleggiava nell’aria  da molto tempo. Oggi questo luogo è frequentato giornalmente da persone che amano fare sport all’aria aperta, da bambini che si divertono nell’attrezzata area giochi,  da ragazzi nel campo di Basket , da piccolissimi nella Ludoteca Comunale ( un tempo casa del custode) e per ultimo viene usato per concerti.

 

Il parco innevato il 15.12.2007 

 

Il funerale della Contessa Elisabetta su viale G.Marconi

 

Come lo si chiama o lo si chiamerà a nostro personale parere non ha importanza, anche se avremmo voluto dare storicità al suo nome viste le informazioni descritte in questo editoriale, l’importante è che quel che resta del Grande Parco di Carovigno non venga ulteriormente deturpato e che le generazioni future piantino altri alberi affinché le Colonne della Vita possano svettare sempre più in alto nei secoli a venire.

 

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