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La città sotterranea di Serranova

primi sui motori con e-max

Questa volta, voglio raccontarvi un’avventura di qualche anno fa.

Nel 2015, accompagnai alcuni ragazzi, "Filmaker" impegnati nelle riprese dei cortometraggi  per il contest “ABCiak Carovigno Terra di Torri” ideato da Annamaria Petrosillo e Lucrezia Argentiero, che  ebbero l’autorizzazione a fare riprese presso il Castello di Serranova. E' qui che dal piazzale antistante la  Chiesa, che conserva il Crocifisso ligneo ( sec. XVII) venerato in Carovigno e festeggiato il 3 maggio, notammo una porticina e una rampa di scale.

 

Non sapevamo dove portasse e ci accingemmo a scendere, entrammo così in uno dei Frantoi Ipogei scavato nella roccia, a mio parere, più grande della zona.

l'accesso all'antico "trappeto"

veduta della scala di accesso 

 

A vista d’occhio potrebbe avere una estensione di circa  1200/1500 mq  con vari ambienti e con un microclima interno abbastanza raro.  

l'ambiente dove è presente il lucernario

 

Tutto il complesso era  abitato da pipistrelli che rendevano il luogo affascinante e allo stesso tempo ancestrale, inoltre la scarsità di luce che penetrava grazie ad un lucernario al centro dell’intero complesso, dava al luogo una atmosfera misteriosa, complice anche la presenza di muschi e di vegetazione nei solo punti illuminati .

gli attuali abitanti della  città sotteranea

 

Ma cos’è in realtà un frantoio Ipogeo e perché è scavato nella roccia? 

_Partiamo dal IX sec. quando i bizantini ebbero i contatti con il Salento  per l’acquisto dell’olio, è proprio in questo periodo che l’oro liquido estratto dalle plurisecolari piante di ulivo ebbe l’exploit , fino a questo periodo il 1° posto dell’economia locale era del grano.

In età messapica i granai, infatti, erano sotterranei , per due motivi: il primo per la temperatura bassa costante e per la lontananza dalla luce e dal calore diretto del sole, il secondo, invece, l’avere grandi riserve di grano sottoterra , le avrebbe riparate da sguardi indiscreti dei nemici. In conclusione i frantoi ipogei o “trappeti”   sorsero sulle rovine dei granai d'età messapica, la loro caratteristica fu idonea per la conservazione e lavorazione del pregiato olio. Nei “trappeti” grandi ruote  di pietra, schacciavano e macinavano le olive, la pasta ottenuta veniva disposta in presse dopo averla fatta riposare tra i “fisculi”, grandi filtri circolari ottenuti intrecciando corde .

 

una delle macine

 

 

 

Gli animali avevano un ruolo importante, tant’è vero che parallelamente  alla scala di accesso al frantoio vi è presente una rampa adibita alla salita e discesa di muli o cavalli che trasportavano le olive o azionavano le macine, nel "frantoio" erano presenti anche delle stalle per il loro riposo  e la cura, oltre a molte stanze  che fungevano da deposito e canali che portavano verso l’esterno, lato mare. Al suo interno grandi ruote in pietra ( le macine) che facevano parte del meccanismo per la frangitura delle olive azionato da muli, sistema meccanico che si trovava  nella stanza più grande.  Alzando lo sguardo verso la volta di questa “città sotterranea”, si notano delle aperture che servivano per trasferire  le olive raccolte e pulite nello stabilimento,  altri fori invece ospitavano le presse .

i mori che ospitavano le viti senza fine delle presse

 

 

Osservando il grande “trappeto” di Serranova, sono stato colpito anche dalla presenza massiccia di radici sia delle piante che della vegetazione presente qualche metro più su, radici, anche di qualche centimetro di diametro,che si sono fatte strada tra la nuda roccia per cercare zone umide sotterranee e acqua  per il proprio sostentamento. Ramificazioni articolate e talvolta senza un vero e proprio successo nella ricerca della linfa vitale , che fanno da cornice ai vari ambienti.

radici

 

Piccola curiosità che da importanza al luogo è sicuramente quanto emerso da un atto  dell’8.12.1724 del Notaio Andrea Carlucci ( archivio storico di Brindisi), si legge di un fatto miracoloso avvenuto nel luglio dello stesso anno quando  il Marchese Granafei  allarmò gli abitanti per un vasto incendio nel "trappeto". Nell’impossibilità di domare le fiamme, in molti si radunarono davanti al Santissimo Crocifisso presente nella cappella adiacente  per pregare, un Sacerdote di istinto prese un po di Olio Santo e lo buttò sulle fiamme che miracolosamente  si spensero.

macine sul piazzale del Castello di Serranova

 

L'accesso al "trappeto"

 

Le inesauribili bellezze della nostra terra non cesseranno mai di stupirmi ,la speranza è che questo importante luogo venga valorizzato e magari reso fruibile ai tanti, grandi, piccini, turisti e gente del luogo, che come me potrebbero rimanere stupiti dalla sua magnificenza .

 

Carlucci A. Antonio

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