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Cento anni fa la corrente elettrica a Carovigno

primi sui motori con e-max

La storia dell' energia elettrica  a Carovigno ed in Puglia è strettamente legata alle caratteristiche idrogeologiche della zona , in quanto la maggior parte dei generatori in Italia erano di tipo idroelettrico.

 In puglia, la scarsità di corsi d’acqua di rilievo e l’assenza di catene montuose, non ha mai consentito la realizzazione di tali impianti.  Escludendo le centraline dell'Acquedotto Pugliese sui confini nord della regione, la Puglia, era e lo è tutt’ora,  l'unica regione d'Italia priva di impianti idroelettrici.

L'Antica centrale elettrica di Carovigno

 

Da qui lo sviluppo degli impianti termoelettrici. Ma, anche per questo tipo di impianti, il problema dell'acqua giocava un ruolo importantissimo, sia per il raffreddamento dei motori che per la produzione di acqua calda necessaria ai generatori; all'epoca, infatti, non era possibile disporre di quantitativi d'acqua, richiesta dagli impianti termoelettrici, sufficiente per una distribuzione continua e a distanza dell’energia prodotta, parliamo degli anni 1900 - 1920. Questa carenza di acqua contribuì allo sviluppo della produzione termoelettrica, mediante piccoli impianti, dislocati nei vari centri abitati. Questi impianti, erano alimentati da gas povero di antracite, da olio combustibile, e non di rado anche dalle sanse degli opifici. L'energia elettrica prodotta da queste centraline — di cui parte erano in corrente continua e parte in corrente alternata — era in gran parte destinata alla illuminazione pubblica e privata ed alle piccole utilizzazioni di forza motrice, mentre gli stabilimenti industriali esistenti provvedevano generalmente con mezzi propri ai loro fabbisogni.

un generatore di inizio 1900  

 

A Carovigno nel 1912, si iniziava a parlare di idee per i lavori di illuminazione elettrica delle strade principali della città, strade che comprendevano la Piazza e via Cattedrale. Il Comune il 29 ottobre 1913, Sindaco Guglielmo Cavallo, approvava la realizzazione dell’ “impianto della luce elettrica” ed incaricava il Sig. Angelozzi Ildebrando, come esperto della materia e seguire l’iter burocratico e gli assegnava come acconto la somma di Lire 200 sotto la voce di bilancio “ spese per la pubblica illuminazione” .  Si iniziava così a  richiedere preventivi per la realizzazione e posa dei cavi nel centro della città della ‘Nzegna, nel frattempo  si pensava anche alla costruzione della Centrale Elettrica che doveva nascere in zona periferica e non a caso, come descritto prima, vicino ad oleifici.

primo schizzo della facciata della centrale 1913

 

 

 

 

La progettazione della Centrale inizia il 10 maggio 1913, uno stabile abbastanza ampio da ospitare 2 generatori interrati e raffreddati ad acqua. Le varie progettazioni furono affidate ad ingegneri e professionisti  tra cui :   L’ing. Funari di Napoli e l’ing. Francesco Buonerba di Lecce per i corpi illuminanti e la posa dei cavi , Adolfo Wieder di Genova per i generatori .

 

La centrale e tutto l’impianto di illuminazione stradale fu terminata nel 1918 Inizialmente fu alimentata a sansa, rapidamente si passò al petrolio e così anche Carovigno nei primi anni di produzione elettrica  fu illuminato con lampade che avevano una luminosità di 20 candele , all’epoca una luce abbastanza forte da poter camminare in ore serali per le vie della città. A tal proposito si costituì il 12 dicembre1921 la S.A.E.C. ( Società Anonima Elettrica Carovignese ) con sede nella struttura già costruita sulla via per Belvedere in zona industriale.

certificato delle azioni della SAEC 11.8.1922 

Durante il secondo conflitto mondiale i carovignesi  vissero molti disagi per il combustibile che scarseggiava e che serviva come il pane per far girare le grosse dinamo e far funzionare la centrale .

La S.A.E.C. fu messa in liquidazione e chiusa  il 13 Marzo 1939 come da Gazzetta Ufficiale del Regno D’Italia di mercoledì 22 marzo dello stesso anno, oramai la città era stata allacciata alla Rete Elettrica Nazionale.

 

La vecchia centrale nei vari decenni ha avuto vari utilizzi, da semplice deposito ad abitazione temporanea, alcuni matrimoni civili sono stati celebrati  negli anni “50  e anche la banda musicale di Carovigno ha avuto la sua sede.

A distanza di un secolo possiamo ancora ammirare l’antica centrale di Carovigno all’inizio di via P. di Vagno, un tempo la strada che portava al Santuario di Belvedere, va detto che secondo il Codice dei Beni Culturali la struttura andrebbe tutelata e valorizzata.

 

 Carlucci A.Antonio

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