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Stoffe di Carovigno una ricchezza perduta.

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La Contessa Elisabetta Schlippenbach Dentice di Frasso, appartenente ad una nobile casata austriaca, sposa giovanissima, suo malgrado, nel maggio 1889, il conte John Palffy, più anziano di lei di quindici anni; avrebbe potuto rassegnarsi ad un matrimonio senza amore, che comunque le garantiva agiatezza, libertà di azione, relazioni di alto rango e vicinanza al figlio Paul Palffy . Affrontò, invece, il divorzio e rischiò il “baratro”  come lei scriverà nelle sue memorie, racchiuse nel libro “Una vita che giunge dal passato, ( titolo orig. Ein Menschenleben aus der vergangenheit), Lecce, Milella, 2007.” ,separandosi da un “uomo sbagliato”. Incontra  Alfredo Dentice di Frasso ammiraglio della Regia Marina, che sposerà nel dicembre 1905. Verrà a vivere nel Salento, nel castello di Carovigno, che con lei tornerà a un nuovo splendore. L’edificio sarà restaurato (dall’ingegner Gaetano Marschiczeck) e il parco sarà in parte trasformato in orto botanico. Sarà anche sede di un laboratorio di tessitura i cui manufatti, molto apprezzati in Italia e in Europa, saranno noti come “stoffe di Carovigno”.

 

Iniziamo così questo nuovo editoriale con questa breve e sintetica storia di ElisabettaSchlippenbach, per parlare poi del lanificio-scuola. Nel 1926 circa la Contessa ebbe la brillante intuizione, insieme al marito Alfredo, di istituire nel Castello di Carovigno un “lanificio scuola”; si perché il vedere le alte aristocrazie del nord vestire abiti pesanti e ruvidi venne a loro l’idea di riprendere l’arte della tessitura praticata nel piccolo paese salentino e nel creare stoffe e tessuti in lana finemente rifiniti .

La contessa Elisabetta Schlippenbach

 

Il conte Alfredo Dentice di Frasso

Fu così che il Conte e La Contessa acquistarono alcuni telai, ne fecero realizzare altri sullo stesso modello, chiamarono le anziane del paese, abili nella tessitura, e fecero mettere la loro sapienza e la loro esperienza a disposizione dei giovani che non solo avrebbero imparato l’arte della tessitura ma avrebbero dato un tocco di modernità alle stoffe da realizzare.

 

 

L’intento non era quello di creare un piccolo lanificio casalingo per il popolo campagnolo, ma un vero a proprio laboratorio di idee con delle squisite novità e che non richiedesse consigli di tecnici. Il Reverendo Don Michele Russo fu il direttore del lanificio-scuola, mise in atto tutta la sapienza e la pazienza che solo un Sacerdote poteva avere per ottenere alla fine un ottimo risultato come effettivamente fu raggiunto.

 Don Michele Russo 

 

 

Nel cuore del Castello si udiva un battere forte ad un ritmo incessante; era il battito dei telai che grazie alla materia prima proveniente dalle greggi locali, dava lavoro ad un paese che la moneta tra la povera gente era cosa molto rara. Questo fu  un lavoro sicuro che portò beneficio nelle famiglie.

 

 

 

Non solo lavoravano le operaie nel castello, ma la grande macchina Carovigno si mise in moto dando lavoro ai pastori e contadini, che possedevano le greggi, a chi aveva calessi, utilizzati per il trasporto della lana al castello, e addirittura ai giardinieri che provarono una piantumazione di gelsi nell’orto botanico,affinché i bachi da seta potessero produrre i preziosi fili per provare a realizzare altre tipologie di tessuti di pregio.

 

 

Per la lana furono utilizzate razze locali di pecore, tra cui la merina o gentile e la moscia leccese, fu esclusa la moretta per via del minor valore a causa della rusticità del filato.

 

 

Non vogliamo entrare nel dettaglio della lavorazione delle stoffe, vi lasciamo gustare queste immagini che parlano da sole .

Tra i tanti illustri che acquistarono le pregiate stoffe di Carovigno, ricordiamo Tat'jana Pavlovna Pavlova attrice e regista teatrale russa che attraversò tutto lo stivale per commissionare ritirare di persona alcuni metri di stoffa .

Tat'jana Pavlovna Pavlova

 

 

Nel 1931 le “Stoffe di Carovigno “ furono presenti nella seconda edizione della Fiera Del Levante di Bari con uno stand che ebbe un enorme consenso da parte del pubblico visitatore.

“ … vi è importante posteggio che nella Sezione dei tessili occuperà la Scuola di Tessitura e Filatura a mano del Castello di Carovigno. Anche quest’ ultima si sta preparando con particolare cura alla partecipazione,perché le sue stoffe, ormai conosciute ed apprezzate su molti mercati italiani,hanno tutte le qualità per sostituirsi a tessuti, che sembravano esclusività dell’Inghilterra …. ;

 ….  nella sezione filati della Fiera del Levante  vi è lo stand della scuola di tessitura e filatura a mano del Castellodi Carovigno che oltre ad un ricco assortimento di stoffe di lana ha anche organizzato un apposito reparto di confezioni cosi che il visitatore dellaFiera può tornare a casa con un abito nuovo, confezionato su misura, con le pregiale stoffe ormai impostesi sul mercato ….”

( Gazzetta del Mezzogiorno 31.08.1932 e 16.9.1932)

Nel 1932 l’Associazione Fascista dell’Industria Laniera Italiana fece stampare a Biella un opuscolo di 28 pagine dal titolo “ Un prodotto d’eccezione Le Stoffe di Carovigno “ a firma di Armando Comez . Questo libretto propagandistico , molto raro, illustra tutto ciò che la scuola di tessitura era e i prodotti che essa offriva.

Il lanificio scuola di Carovigno ha avuto modo di esistere sino alla metà degli anni ’50 del secolo scorso, segnato sia dalla tragica morte di Elisabetta che, successivamente, dalla morte del Conte Alfredo. Il direttore del lanificio scuola  sino al 1932 continuò ad essere Don Michele Russo, successivamente la direzione passò alla famiglia Russo  sino al 1955 .

 

Carlucci Angelo Antonio

 

 

FONTI:

-Molte immagini sono tratte dalla Fototeca Privata dell'autore

-salentofemminile.unile.ituniversità degli studi di Lecce

-Anima mia discorriamo : della Vita, dell’ Amore, della Fede.
Trieste, arti grafiche L. Smlras e nipote, 1930.

-I migliori amici.
Trieste, C. Moscheni e C., Tip. Della Editoriale libraria, 1935.

-Itinerario dei pensieri, tit. or. Gedankenwanderungen
in Enzo Filomena, La Contessa Elisabetta Schlippenbach Dentice di Frasso, Edizioni Pugliesi, Bari, 2003, pp. 93-138. 

-Una vita che giunge dal passato,  tit. or. EinMenschenlebenausdervergangenheit, 
Lecce, Milella, 2007.

 -La Contessa Elisabetta Schlippenbach Dentice di Frasso. La vita, il pensiero, le opere di un'illuminata austriaca (con documenti inediti), Enzo Filomena, Martina Franca, Edizioni Pugliesi, 2003.

-Archivio storico Gazzetta del Mezzogiorno anno 1932

 

Si Ringrazia  Ruggiero Tamborrino, Rosa Cleonice Braga, Sacchi Sabino .

 

 

 

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