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Stoffe di Carovigno una ricchezza perduta.

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La Contessa Elisabetta Schlippenbach Dentice di Frasso, appartenente ad una nobile casata austriaca, sposa giovanissima, suo malgrado, nel maggio 1889, il conte John Palffy, più anziano di lei di quindici anni; avrebbe potuto rassegnarsi ad un matrimonio senza amore, che comunque le garantiva agiatezza, libertà di azione, relazioni di alto rango e vicinanza al figlio Paul Palffy . Affrontò, invece, il divorzio e rischiò il “baratro”  come lei scriverà nelle sue memorie, racchiuse nel libro “Una vita che giunge dal passato, ( titolo orig. Ein Menschenleben aus der vergangenheit), Lecce, Milella, 2007.” ,separandosi da un “uomo sbagliato”. Incontra  Alfredo Dentice di Frasso ammiraglio della Regia Marina, che sposerà nel dicembre 1905. Verrà a vivere nel Salento, nel castello di Carovigno, che con lei tornerà a un nuovo splendore. L’edificio sarà restaurato (dall’ingegner Gaetano Marschiczeck) e il parco sarà in parte trasformato in orto botanico. Sarà anche sede di un laboratorio di tessitura i cui manufatti, molto apprezzati in Italia e in Europa, saranno noti come “stoffe di Carovigno”.

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Da " li vigni alla chiazza" a oggi.

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Fin dalle prime forme di vita associata le piazze sono stat il luogo di riunione della comunità e il centro della vita politica. Nella polis greca la agorà, inizialmente sorta per le sole funzioni politiche, dall’VIII secolo a.C. divenne anche luogo di scambio e di commercio, poi arricchita da portici e completata con edifici pubblici importanti.

La piazza di Carovigno, nei secoli ha avuto tante mutazioni, non solo nel nome ma anche nella struttura. E’ una porzione di una lunga via che inizia dall’incrocio di via Matteotti e via Adua  e finisce all’incrocio con via Duca della Vittoria. E’ il  luogo dove si affacciano edifici  di importanza storica  e molti palazzi, vi è la sede del governo della città in quello che un tempo era un convento adiacente alla Chiesa del Carmine.

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San Nicola extra moenia

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Un locale di 15 metri quadri circa  con un prospetto appena 3 metri largo e alto  4, nascosto in un angolo di piazza 4 novembre  “Lu sannali”  nella centralissima Carovigno, racchiude la piccola ed antichissima Chiesa di San Nicola, ad unica navata a botte eretta in periodo medievale.

Prospetto della chiesa di S.Nicola

 

La chiesa si presenta semplice e allo stesso tempo accogliente, il  fascino di questo antico luogo di culto a molti sconosciuto, sarà messo a disposizione di tutti i nostri lettori che sicuramente ne faranno tesoro.

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Mensa scolastica .. ed è subito polemica !

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Dopo le vacanze estive, è puntualmente ricominciata la scuola, e con essa anche la richiesta di soldi per fare fronte alle varie attività e ai vari serizi. Dai libri di testo all'assicurazione contro gli infortuni, dal materiale didattico alla mensa, una famiglia è costretta a spendere da 500 a più di 1000 euro ( a seconda del grado di istruzione) per mandare un proprio figlio a scuola. E parliamo di scuola dell'infanzia e dell'obbligo !.

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L'invito alla preghiera dall'antica "cunedda"

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Oggi voglio parlarvi di una struttura antica che tutti noi conosciamo benissimo e che possiamo ammirare sulla via per il mare, la "Cunedda" ( icona piccola ), chiamata anche Gonella o Conella.  Un tempo sul fronte di questa edicola votiva, voluta nella seconda metà del 1700 da un devoto all'Immacolata Concezione, vi era scritto : "Fermati e dì un Ave Maria" 

la "Cunedda"  oggi

 

Un invito a chi passasse davanti alla "Cunedda" di dedicare una preghiera davanti all'effige dell'Immacolata.

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L’asta che salvò l’antica torre dell’orologio in piazza.

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Chiunque vada in Piazza a Carovigno, ogni 15 minuti sente i rintocchi delle campane che dall’antica torre dell’orologio, da più di due secoli e mezzo, scandiscono le ore nella città della ‘Nzegna.

La torre dell'orologio di Carovigno

 

La torre dell’orologio fu costruita nella prima  metà del 1700 affianco alla porta di accesso della città, porta Brindisi, a ridosso della cinta muraria che proteggeva il centro storico “La Terra”. Era alta poco più di 15 metri con una base di 5x5  metri, vi si accede, ancora oggi, da una stretta scala  che si trova dietro la cosiddetta Torre del Civile e che porta sopra Porta Brindisi  e da lì si sale al secondo piano.

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